Chi siamo

CHI SIAMO

COS'E' l'UGL? L'UGL - Unione Generale del Lavoro è una organizzazione sindacale che riconosce primaria la centralità della persona che lavora: rinuncia di conseguenza ad ogni rivendicazione che sia esclusivamente categoriale o solo economica.
Essa, dunque, è una associazione unitaria di carattere confederale che, perseguendo scopi di natura generale, riconosce la peculiarità di ciascuna categoria e territorio, ma rinuncia ad ogni tipo di rivendicazione esclusivamente settoriale.
DI COSA SI OCCUPA? La UGL è tra i sindacati maggiormente rappresentativi in Italia. Associa lavoratori e pensionati, senza distinzioni di sesso e di razza, tutelandone i diritti nel mondo del lavoro. Promuove la costituzione di associazioni di autotutela e solidarietà e ne supporta l'azione contro ogni forma di esclusione sociale. L'adesione è volontaria e comporta l'accettazione dei principi statutari.
LE FINALITA' DELL'UGL L’UGL, nel riconoscere la centralità e la dignità della persona, individua nelle forme e negli strumenti di una moderna socialità collettiva una delle fondamentali conquiste del sindacato.
Nell'attuale fase evolutiva dei modelli di produzione l'UGL ribadisce la centralità insopprimibile dell'organizzazione sindacale per il raggiungimento di ogni conquista del lavoro e per la trasformazione sociale dell'economia attraverso strumenti concentrativi. L'UGL è impegnata su una sempre più coordinata ed incisiva presenza delle organizzazioni sindacali sovranazionali nei processi decisionali di carattere economica e sociale delle istituzioni dell'Unione Europea. L'UGL si propone:
il superamento definitivo della concezione politica di classe sociale e delle sue conseguenze ideologiche  la corresponsabilizzazione dei lavoratori nelle scelte dell'impresa  l'opzione verso una politica del lavoro non sessista  l'impegno all'applicazione dei diritti economici e sociali dei lavoratori extracomunitari  la riaffermazione concreta ed operativa dell'unità del mondo del lavoro. ------------------------------------------------------

UGL SEGRETERIA NAZIONALE
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LA NOSTRA STORIA - 60 ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL SINDACATO

Relazione svolta il 24 marzo 2010

dal Segretario Confederale

NAZZARENO MOLLICONE

 

La CISNAL – la cui sigla significa

“Confederazione Italiana dei Sindacati Nazionali deiLavoratori”

fu fondata a Napoli il 24 marzo 1950 presso la Sala Maddaloni, con la presidenza dell’allora deputato Gianni Roberti (morto poche settimane fa a 101 anni) di Giuseppe Landi, che assunse poi la carica di segretario generale, e del sindacalista corridoniano Ugo Clavenzani.

 

Lo slogan del congresso costitutivo era “Lavoratori d’Italia, unitevi!”

Al termine dei lavori, fu redatto un “Appello al mondo del lavoro”, che iniziava dicendo :

“ La frattura dell’unità sindacale, dovuta al predominio dei partiti che hanno asservito il sindacato ad interessi di parte, ha diviso le forze del lavoro pregiudicando ogni efficace tutela dei vitali interessi e del diritto dei lavoratori ad una maggiore giustizia sociale”  e si concludeva con le parole:

“La nostra Confederazione si ripromette di ricostituire l’unità di azione sindacale, per salvaguardare nelle lotte del lavoro gli interessi della Patria, e di riportare il sindacato alla sua naturale e tradizionale funzione di organo di esclusiva tutela dei lavoratori, diretto dalla loro stessa volontà; e di sottrarlo alla stasi in cui oggi (1950) si trova perché paralizzato dalla dialettica insanabile delle due opposte forze politiche che se ne contendono il predominio (con ideologie ispirate a dottrine di imperialismi stranieri)”.

I principi fondamentali su cui si basava quella nuova Confederazione Sindacale erano:

- confederalità (significando l’intenzione di tutelare gli interessi generali del mondo del lavoro, rifiutando quindi la settorialità tipica dei sindacati cosiddetti “autonomi”);

- l’autonomia delle categorie (si chiamava infatti “confederazione dei sindacati”);

- la riaffermazione del ruolo gestionale del sindacato nelle materie che riguardano i lavoratori (codecisione con imprenditori e governi);

- il ruolo fondamentale della contrattazione collettiva, anche in riferimento al terzo comma dell’art. 39 della Costituzione, con la finalità di attribuire legislativamente ai ccnl la validità obbligatoria “erga omnes”;

- la rilevanza del carattere “nazionale” del Sindacalismo, intendendo come tale la difesa dell’economia nazionale che rappresenta anche la difesa del lavoro ad essa collegato;

- la difesa degli articoli della Costituzione che riguardavano il lavoro e l’economia: dall’art. 1 (che riecheggiava una formulazione elaborata nel 1943 dalla Repubblica Sociale Italiana) alla Parte Prima riguardante i principi economici e sociali; dall’art. 39 (sul ruolo del

sindacato) all’art. 46 sulla cogestione; ed infine l’art. 99 che istituiva il Cnel come organo di rango costituzionale preposto al dialogo sociale;

- il rifiuto dell’ideologia della lotta di classe, a quell’epoca maggioritaria nel mondo sindacale;

- il pluralismo nell’organizzazione sindacale (con riferimento all’art. 39, unica volta che nella Costituzione si parla di proporzione nella rappresentanza).

Nel mese di ottobre del 1951 fu organizzato dalla CISNAL un convegno di studi sindacali.

Dall’ampio dibattito e dai documenti approvati, sono da segnalare le seguenti dichiarazioni finali:

a) il lavoro, considerato in ogni sua manifestazione intellettuale e manuale, è il fattore essenziale della vita economica e politica della moderna società;

b) la partecipazione del lavoro al governo generale dell’ economia come alle responsabilità della gestione aziendale è necessaria per il massimo incremento della produzione e per una più giusta ripartizione del reddito.

 

La CISNAL ebbe subito una rapida diffusione sul territorio nazionale, con la costituzione di 46 federazioni di categoria, 78 unioni provinciali, e l’elezione di molti rappresentanti nelle Commissioni Interne.

Da tener presente che a quell’epoca le elezioni di Commissioni Interne venivano considerate quasi come elezioni politiche, visto l’alto numero dei lavoratori partecipanti al voto nelle grandi imprese, allora basate sull’impiego massiccio di manodopera (ad esempio, alla Fiat vi erano circa 300.000 dipendenti).

I successi conseguiti nelle grandi aziende industriali e di servizi posero la CISNAL all’attenzione della stampa, in quanto nel triennio 1956/1959 conseguì circa il 10% dei voti, divenendo fin da allora la quarta confederazione.

E’ importate sottolineare l’adesione alla CISNAL, avvenuta al secondo congresso del 1953, dell’importante e storico sindacato indipendente dei ferrovieri (allora definita “l’aristocrazia del lavoro”) denominato “USFI” (Unione Sindacale dei Ferrovieri Italiani).

Per la sua attività organizzativa e di tecnica sindacale, la CISNAL si avvalse subito di sindacalisti di grande esperienza, provenienti dal sindacalismo fascista e dall’esperienza unitaria postbellica della CGIL; di giuslavoristi ed esperti di politica economica e sociale.

Tra i tanti, oltre ai già citati Landi, Roberti, Clavenzani; ricordiamo Diano Brocchi, Verledo Guidi, Enrico Malusardi, Antonio Pietruolongo, Secondo Passacantilli, Ivo Laghi, Adriana Palomby, Bartolo Gallitto, Liano Fabbietti, Ettore Ciancamerla, Gianni Albanesi, Armando Casillo, Giovanni

Cerino, Aldo Codispoti.

Nel febbraio 1958 fu costituito il Cnel, come richiesto da tempo dalla CISNAL, nella cui prima assemblea fu nominato il segretario Giuseppe Landi quale rappresentante della Confederazione.

Le trattative sindacali e gli incontri con il Governo si svolgevano in quel periodo alla pari con le altre Confederazioni. Ricordiamo nel 1960 la prima conferenza triangolare tra Governo, Sindacati ed Imprenditori e la successiva nel 1962 con il Governo Fanfani.

La CISNAL partecipava regolarmente insieme alle altre confederazioni agli incontri televisivi (Tribune sindacali) che furono unitarie, fino al novembre 1969.

Nel 1964 scomparve il segretario generale Giuseppe Landi ed al suo posto fu eletto Gianni Roberti, che restò in carica fino al 1979.

Le principali battaglie sindacali di quel primo periodo riguardavano:

- l’introduzione della scala mobile automatica, superando la vecchia indennità per il costo della vita chiamata “ caropane”;

- il riconoscimento giuridico “erga omnes” dei contratti collettivi di lavoro, avvenuto con una legge del 1960 (poi annullata dalla Corte Costituzionale). Tuttavia, i ccnl sono rimasti come punto di riferimento legislativo interpretando in tal senso l’art. 36 della Costituzione;

- l’eliminazione del licenziamento “ad nutum” attuato con la legge 604 del 1966, ribadito con lo Statuto dei lavoratori del 1970 che ha imposto la riassunzione con il famoso art. 18;

- l’abolizione delle differenziazioni di retribuzione contrattuali tra le varie regioni;

- l’eliminazione delle differenziazioni retributive tra uomini e donne.

alle quali la CISNAL ha partecipato attivamente, avvalendosi anche dell’azione di parlamentari provenienti dal Sindacato, e spesso ha anticipato, con le sue proposte, l’attività delle altre confederazioni e quella legislativa.

Ricordiamo in particolare che all’elaborazione dello Statuto dei Lavoratori del 1970 partecipò anche

la CISNAL, tramite il suo segretario di allora Gianni Roberti, che era anche parlamentare.

Lo Statuto dei Lavoratori segnò una svolta, positiva da un lato e negativa dall’altro:

a)    positiva perché la CISNAL ebbe moltissimi rappresentanti eletti in tutto il territorio nazionale  ed in tutte le categorie, ed ebbe centinaia di sentenze dei tribunali che sancivano la sua maggiore rappresentatività;

b)    negativa perché l’approvazione della legge coincise con i tragici anni settanta ed ottanta,     

iniziati con il cosiddetto “autunno caldo” (il famoso sciopero “per la casa” del 19 novembre 1969, cui la CISNAL non partecipò non condividendone le motivazioni politiche), innestati nel filone della contestazione del 1968 e del 1977, sconvolti dal terrorismo brigatista, che colpirono anche molti sindacalisti della CISNAL.

Una delle prime vittime, per fortuna incruenta, fu Bruno Labate, sindacalista CISNAL alla Fiat, rapito dalle Brigate Rosse; vi fu poi il sequestro di due sindacalisti della CISNAL a Trento; un assalto alla sede confederale di Roma con armi da fuoco.

La negatività consistette nel fatto che, per effetto di questo clima ostile, non si poterono realizzare all’interno delle aziende rappresentanze sindacali veramente unitarie come prevedeva lo Statuto.

Tuttavia, la CISNAL seppe superare quel difficile periodo, l’organizzazione – pur operando separatamente dalle altre confederazioni – si rafforzò e proseguì la sua azione sindacale formulando proposte innovative a favore dei lavoratori, organizzò scioperi soprattutto nel settore del trasporto ferroviario e locale. Il periodo degli anni di piombo terminò, ma non la discriminazione della CISNAL che tuttavia proseguì la sua azione sindacale anche mediante la presentazione, nel 1980, di tre proposte di legge d’iniziativa popolare riguardanti l’alleggerimento del peso fiscale sulle retribuzioni e sulle pensioni.

Nel 1980, dopo le dimissioni di Gianni Roberti, fu eletto segretario Ivo Laghi.

Nel 1984, dopo anni di confronti e polemiche su quella questione, la CISNAL partecipò al referendum contro l’abolizione della scala mobile.

Nel 1994 la CISNAL, dopo le iniziali resistenze, firma l’accordo del 23 luglio 1993 sulla contrattazione e la politica dei redditi.

Nel 1996, dinanzi alla mutata situazione politica e sindacale, la CISNAL si scioglie e dà vita, insieme ad altri piccoli sindacati autonomi che vi confluirono, all’UGL, eleggendo come primo segretario generale della nuova organizzazione Mauro Nobilia, mantenendo però inalterati nello Statuto i suoi principi fondamentali.

L’UGL acquistò subito grande rinomanza e ottiene anche il superamento della discriminazione, partecipando a pieno titolo ai tavoli di contrattazione politica, confederale e di categoria.

Nel frattempo, sviluppò anche un’intensa ed incisiva attività culturale, dando vita al periodico d’informazione ed analisi sindacale denominato “Meta Sociale”, al mensile di cultura “Pagine Libere” diretto dal noto giornalista e scrittore Marcello Veneziani, ed all’organizzazione di convegni di studi e confronti culturali nella propria sede.

Ma è stata la segreteria generale di Renata Polverini, eletta nel congresso del 2006 ma rivestente dal 2000 la carica di vice-segretaria generale, a collocare l’UGL nel novero delle grandi confederazioni sindacali italiane. In particolare, ha seguito in modo attivo e determinante molte grandi vicende sindacali, dall’Alitalia alla Thyssen Krupp, dalla Fiat al Pubblico Impiego, dall’introduzione della previdenza complementare alla riforma del lavoro attuato con la cosiddetta “legge Biagi”, ed il nuovo testo unico sulla sicurezza sul lavoro.

Tra gli ultimi atti fondamentali, citiamo la firma dell’UGL all’accordo per la riforma della contrattazione avvenuta il 22 gennaio 2009, all’apertura di un tavolo di analisi della partecipazione in data 9 dicembre 2009, ed al recentissimo accordo per la regolamentazione dell’arbitrato nelle vertenze individuali di lavoro avvenuto l’11 marzo 2010.

A distanza di sessanta anni dalla sua fondazione, constatiamo che i punti programmatici della CISNAL portati avanti poi dall’UGL trovano oggi conferma in alcune iniziative di politica sociale del Governo e negli accordi sottoscritti recentemente, che rispecchiano quei principi, certamente in modo imperfetto ed adeguati alla situazione attuale dell’economia e della produzione, ma che sono diventati patrimonio comune di altre organizzazioni confederali:

a) il ruolo fondamentale della contrattazione di secondo livello, aziendale e territoriale (vedi accordo del 22 gennaio 2009);

b) l’avvio di un tavolo di confronto sulla partecipazione (accordo del 6 dicembre 2009);

c) la critica alla globalizzazione e la riscoperta del ruolo fondamentale dell’economia nazionale (l’impresa deve produrre vicino al suo mercato ed ai suoi lavoratori/utenti);

d) il generale rifiuto del principio della lotta di classe e condivisione del metodo del confronto con la parte datoriale e governativa;

e) l’ampliamento dei compiti affidati agli Enti bilaterali (formazione, disoccupazione, sicurezza sul lavoro) e sviluppo dei fondi pensione integrativi derivanti da accordi negoziali tra le Parti, entrambi frutto della contrattazione sindacale collettiva;

f) la validità dei contratti collettivi di lavoro, resa di fatto “erga omnes” grazie all’applicazione dell’art. 36 della Costituzione, in connessione con l’art. 39.

Da ciò si evidenzia che questa organizzazione sindacale, costituita e cresciuta grazie all’impegno costante e spesso al sacrificio personale dei suoi quadri militanti, dei rappresentanti eletti e dei suoi iscritti, per molto tempo isolata e discriminata, ha saputo comunque sempre indicare al mondo del lavoro italiano una strada, coerente con la tradizione quasi secolare dello Stato Sociale italiano e finalizzata a tutelare - insieme - gli interessi legittimi dei lavoratori e dell’economia nazionale.

Anche oggi, in questa situazione di crisi finanziaria mondiale, l’impegno della Confederazione per far rimanere in Italia aziende importanti, e con esse i lavoratori diretti ed indiretti, è coerente con i principi che hanno ispirato la sua fondazione sessant’anni fa.

Certamente non tutto si è realizzato, il mondo del lavoro soffre ancora di gravi ingiustizie derivanti dai vecchi e nuovi modi di produzione e di organizzazione del lavoro, vi sono i problemi sociali derivanti dall’immigrazione regolare e dalle situazioni nelle aree metropolitane, il ruolo del sindacato spesso viene messo in discussione: tuttavia i principi sostenuti dalla CISNAL prima e dall’UGL ora, basati sul concetto di giustizia sociale e di partecipazione, insieme alla difesa dell’interesse nazionale, sono ancora validi e meritevoli di essere sostenuti.